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[Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, Milano, Mondadori 2012]

Ciao

Ciao bello, sono contento di averti conosciuto. Negli ultimi anni sei stato veramente il mio migliore amico. Ci capivamo al volo.



Sono sicuro che dove ti trovi adesso non esistono guinzagli, puoi fare i bisogni dove ti pare, e nessuno sbuffa quando per la quarantesima volta gli fai cadere davanti una palla da tennis sperando in un ultimo lancio. Ti dedico questa canzone, anche se in realtà immagino che avresti dovuto dedicarla tu a noi.



Mi mancherai.

Dear Quentin Tarantino

Finalmente ho scritto la lettera a Tarantino, quella per chiedergli il permesso di fare una cosa. All'inizio avevo deciso di scriverla a penna, ma per quanto m'impegnassi saltava sempre qualche parola illegibile. Allora ho usato la macchina da scrivere... Ah! Non è vero niente, l'ho scritta al computer usando il carattere che simula una Underwood. Perché? Boh. Un tocco hipster non fa mai male, credo.



Chissà se questo foglio arriverà mai fra le mani di Tarantino, probabilmente no. Ma non ha importanza, dopotutto il divertimento stava tutto nello scrivere la lettera.

E ovviamente nel raccontare di averlo fatto. Come, temo, per tutto quanto.

Involucri

Oggi in libreria è arrivato questo pacchetto anonimo. Il timbro postale è degli Stati Uniti.



Dentro c'era questo involucro di carta assorbente, tenuto insieme con dei pezzetti di nastro adesivo.



Lì per lì ho pensato che contenesse un dito o un orecchio, e invece dentro c'era un altro involucro più piccolo.



Dentro al quale c'era un terzo involucro di carta.



Dentro al quale c'era una conchiglia.



Dentro alla quale non c'era niente.