mercoledì 12 agosto 2020

Coscia

Ieri al mare, sullo scoglio dove vado io, c'era una ragazza straniera sdraiata poco distante da me. Era molto carina, bionda, occhi chiari, gambe lunghe e affusolate. A proposito delle gambe, ho notato che aveva uno strano tatuaggio sulla coscia, ho messo a fuoco, e ho scoperto che non era un tatuaggio. Erano tanti tagli rimarginati che credo la ragazza si fosse autoinferta, e che insieme formavano una parola che però non riuscivo a decifrare. Allora ho indossato gli occhiali da sole così potevo studiare la scritta senza farmi notare, e alla fine ho capito che sulla coscia della ragazza c'era scritto "Schmerz". Dolore, in italiano, secondo google. Mannaggia.

lunedì 10 agosto 2020

Ferragosto

Ieri ho detto a una mia amica, "cavolo, neanche il tempo di dire 'è cominciata l'estate' e siamo già alla settimana di Ferragosto". Volevo farmi i complimenti per l'originalità, bravo, sei un grande, continua così.

domenica 9 agosto 2020

Minimo

Questa estate mi è presa la voglia di rileggere alcuni libri presi dalla mia libreria, non voglio libri nuovi, a meno che non siano prestati da qualcuno a cui poi debba restituirli. Non capivo bene il perché di questa voglia, poi stamattina ero al mercatino dell'usato a frugare fra i libri usati e ho capito: mi piace sempre meno l'idea di fare entrare altra roba a casa mia, accumulare oggetti su oggetti. Al contrario, l'idea che la roba esca da casa mi attira molto. Allora ho immaginato casa mia nel giro di qualche anno, completamente vuota tranne che per il minimo indispensabile. E il bello è che il concetto di minimo indispensabile è variabile, ogni tanto salta fuori qualcos'altro che reputavo necessario e invece no. Sono molto entusiasta all'idea di dove porterà questo andazzo.

venerdì 7 agosto 2020

Meglio

Certi giorni mi sembra che tutti i post della gente -- me compreso -- pubblicati sui social, tutte le foto su Instagram, tutti i tweet eccetera, è come se avessero lo stesso sottotesto, e cioè "Io sono meglio di voi".

giovedì 6 agosto 2020

Quaranta e Cinquanta

Quello che mi colpisce nei libri come Tre camere a Manhattan, ambientati a New York negli anni Quaranta o Cinquanta, è la quantità di sigarette e bicchieri di whisky che circola allegramente. E anche come i personaggi maschili si vergognano a uscire di casa senza cappello o senza cravatta, a quanto ho capito non indossare una cravatta, superata una certa età, era inconcepibile. Chissà se succedeva lo stesso in Italia.