lunedì 21 febbraio 2005

Ciao

Ciao, mi chiamo Stefano, e fin da piccolo tengo il coltello con la mano sinistra anche se non sono mancino. Avevo una zia che ogni tanto cercava di correggermi ma non c'è mai riuscita.
In seconda elementare facevo sempre un baccano della malora, la maestra si convinse che dovevo avere qualcosa che non andava. Convinse i miei genitori a mandarmi in cura da uno psicologo. Mi ci portarono, ma anche dallo psicologo facevo un baccano della malora, e decisero che davvero dovevo avere qualcosa che non andava. Mi affidarono alle cure di un'insegnante di sostegno, che però dopo due giorni cominciò a chiedersi quale fosse il suo ruolo, visto che a parte fare i macelli, ero bravissimo in tutte le materie. Organizzarono una riunione serale con i miei genitori, la maestra, l'insegnante di sostegno, il direttore della scuola e io. Ero al centro dell'attenzione di cinque adulti: quella sera ne combinai di tutti i colori. Mi misi a imitare, con un discreto talento, chiunque aprisse bocca. Il direttore e la maestra mi fecero fare un test di intelligenza, e presi un punteggio di molto superiore alla media. Decisero che non mi serviva l'insegnante di sostegno, ma che se continuavo ad essere indisciplinato mi avrebbero cacciato da scuola.
Non servì. Me ne andai da solo. In terza elementare istituirono i turni a scuola, un mese dovevo andare la mattina, un mese il pomeriggio. Quando facevo il turno di pomeriggio ero costretto a passare le mattinate da solo in casa, visto che i miei lavoravano e i miei fratelli erano a scuola. Quando per la terza volta in poco tempo rischiai di dare a fuoco all'appartamento con i miei esperimenti con una lente di ingrandimento e un tappeto, i miei mi mandarono ad una scuola privata gestita da preti. Il primo giorno in quella scuola, un ragazzino durante l'intervallo tirò una pietra ad un altro ragazzino. Un'ora dopo venne in classe il direttore, un prete di cento chili. Disse solo: "chi è stato?". Poi andò verso chi era stato e gli diede uno schiaffo così forte che ancora mi rimbomba in testa. Da quel giorno diventai un angioletto.

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