mercoledì 16 marzo 2005

Caro vecchio Bill

Prima Kill Bill 2. La scena del siero della verità. E io che penso: "ci vorrebbe per me il siero della verità, ci vorrebbe". Poi quel racconto di D. F. Wallace, Caro vecchio neon, quello che comincia così: "per tutta la mia vita sono stato un impostore". Più lo leggevo e più mi ripetevo "questo racconto sta parlando di me", nel senso che a parte il fatto che io non ho mai tentato il suicidio e non sarò mai uno yuppie rampante, a parte questo il tizio della storia sono io sputato. Abbiamo lo stesso modo di rapportarci all'impostura quasi patologica di cui soffro da bambino. Per dire, ieri mia zia mi fa "dato che devi uscire mi giochi questi numeri al superenalotto?", e io "va bene zia" e passo dalla ricevitoria. Mi metto in coda, c'è un vecchio che sta giocando un mazzo di schedine o come cavolo si chiamano spesso come un vocabolario, e io comincio a chiacchierare con la signora davanti a me. Ora, qualcuno mi saprebbe spiegare perché in casi del genere provo l'istinto di dire tutto, ma proprio tutto, tranne che la verità?
-"Questi numeri signora? Oh, me li ha dettati in sogno la mia ragazza."
-"Sì, è morta. L'anno scorso."
-"Si figuri. Sotto una schiacciasassi."
-"A Creta".
-"No, io ero qui. Adalgisa c'era andata con il mio migliore amico, a Creta. Che razza di bastardi."
-"No, lui sta in prigione adesso."
-"Era quello che guidava la schiacciasassi."
-"Già, pure io. Buona fortuna anche a lei".

Incredibile, sono riuscito a scrivere il pezzo e postarlo nonostante le onde d'urto causate dal cane mentre cercava di accoppiarsi con la mia gamba. Ora posso fare davvero tutto.

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