giovedì 4 settembre 2008

A testa bassa

La buona notizia è che in libreria è arrivato il libro-intervista Bompiani su Woody Allen.

Quella cattiva, invece, è che sono talmente immerso nella sua lettura - ipnotizzato, praticamente - che se un cliente mi chiede qualcosa non lo lascio nemmeno finire. Senza alzare gli occhi dal libro, con un indice gli faccio segno di aspettare che finisca di leggere la frase che sto leggendo, e solo allora lo degno di uno sguardo.

A pagina 182 Allen dice una cosa che anche a me frulla in testa da qualche tempo. L'intervistatore sta affrontando l'argomento romanzo. Allen nel 2000 circa ha scritto il suo primo romanzo, ma a quanto pare non era un granché. Glielo avrebbero pubblicato lo stesso - sarebbe stato pur sempre un libro di Woody Allen - ma nessuno si era sperticato in lodi esagerate, e insomma alla fine non se ne fece più niente.

INTERVISTATORE: "Quanto ci rimanesti male?"

ALLEN: "Non molto. A me piace lavorare. A quel romanzo lavorai sodo, dedicai molto tempo, e ovviamente avrei preferito un risultato eccellente, ma quando uno dei miei film non ingrana o qualcosa che ho scritto fa fiasco, quando mando un testo al New Yorker e viene respinto perché non è ritenuto all'altezza del mio standard abituale, non ci rimango mai davvero male. Per me il divertimento è lavorarci sopra. [...] Se realizzo un lavoro che, una volta finito, non mi sembra un granché ma il pubblico lo apprezza, magari esageratamente, il successo non serve a togliermi dalla testa quella personale sensazione di fallimento. Ecco perché la chiave è lavorare, lavorare con piacere, non leggere quello che scrivono di te, se qualcuno tira in ballo l'argomento cinema cambiare discorso parlando di sport, politica o sesso, e continuare a testa bassa senza lasciarti distrarre."


Rock 'n' roll.

3 commenti:

  1. Grandissimo, sì.

    (R4)

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  2. ...sono i ventuno e spicci euro di copertina a rendermi perplesso.
    Le battute sulla quarta, varrebbero il libro...

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