domenica 19 aprile 2009

Accadimento in quattro lingue

L'altro ieri sono andato in un ristorante cinese, "Il mandarino" si chiama, volevo portarmi a casa una porzione di riso alla cantonese, mentre aspettavo che me la cucinassero è entrata una comitiva di sedici persone con gli occhi a mandorla, pensavo fossero cinesi anche loro, invece la leader del gruppo si è avvicinata al ragazzo cinese e gli ha detto, in italiano, "siamo il gruppo di sedici" (ecco come so con precisione quanti erano), allora ho capito che erano giapponesi, per lo più anziani, tutti con ai piedi scarpe Nike. Il ragazzo gli aveva preparato due tavoli, ma quelli hanno cominciato a sedersi dove capitava, ha fatto una fatica immane a sistemarli nei tavoli giusti, facevano così, il ragazzo e la leader fra loro parlavano italiano, la leader e i quindici anziani sportivi in giapponese, il ragazzo con i camerieri del ristorante in cinese, e io là in mezzo, più alto di trenta centimetri di tutti quanti, che mi spostavo da una parte all'altra per farli passare, a un certo punto i giapponesi devono avere pensato che lavorassi lì perché a turno tutti e quindici hanno attaccato a chiedermi--in inglese!--se sapevo dov'era il bagno, se potevo portargli un bicchiere, o le bacchette invece delle posate, o il pane, e che tipo di birra avevamo, no, avevano. All'inizio ho risposto che non lavoravo lì, ma poi mi sono accorto che il ragazzo aveva il suo da fare a smistare quei vecchi giapponesi indisciplinati e allora ho cominciato a rendermi utile indicando il bagno a chi mi chiedeva dov'era, oppure rispondendo "un momento solo" a chi voleva un bicchiere, il pane, le bacchette eccetera, il ragazzo avrebbe dovuto ringraziarmi, invece quando è arrivato il mio riso alla cantonese da portare via sembrava arrabbiato e anche un po' contento di liberarsi finalmente di me. Per tutto il ristorante erano sparsi degli altarini buddisti. Le finte candele che li illuminavano avevano una forma vagamente fallica.

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