sabato 27 giugno 2009

2° DI4RIO - 19/21

Stamattina avevo una gran voglia di restarmene a casa, per non cadere in tentazione non ho neanche aperto gli scuri delle finestre, fuori poteva esserci la giornata più bella dell’anno, io non lo avrei saputo. Ne ho approfittato per leggere tutto quello che ho potuto su Dalton Trumbo, uno sceneggiatore americano vittima del maccartismo che adorava scrivere nella vasca da bagno, ed è finito a firmare sceneggiature sotto pseudonimo dal Messico. Ho scoperto che l’anno scorso è uscito un documentario su di lui, devo assolutamente vederlo ma su internet non si trova uno straccio di file pirata, maledizione. Ho pranzato, poi sono andato al lavoro, in bici sono passato davanti al concessionario dell’Aprilia, mi sono chiesto se Aprilia non fosse scritto in Helvetica. In libreria è andata a meraviglia, tanta gente ma poco alla volta, una ragazza australiana ha usato internet, aveva capito male le tariffe, quando le ho detto quanto mi doveva a momenti le veniva un infarto, le ho dovuto fare lo sconto. Al momento di chiudere ovviamente è entrata una signora, doveva assolutamente usare un computer per stampare una cosa importantissima, "di sabato sera?", ho pensato io, sono stato inflessibile, le ho detto che avrei chiuso nel giro di venti secondi, quindi aria. Che poi certe volte ho come l’impressione che ormai le parole non vogliano dire più niente, non puoi usare parole come “importantissimo” per qualunque cosa, dico io. Sono andato a bermi un paio di birre con un amico che non vedevo da un po’, era un pezzo che non uscivo di sabato sera, ogni tanto mi guardavo in giro, mi chiedevo come mai ci fosse tutta ‘sta gente, poi mi davo una manata metaforica sulla fronte, “ma certo, è sabato sera” rispondevo. Poi ho preso la bici, sono tornato a casa, certi pezzi me li sono fatti a spinta perché erano troppo affollati, ho superato una signora che diceva all’amica “hai sentito, è morto Michael Jackson,” l’altra l’ha guardata, ha detto “per la pelle?”, “no, per il cuore” ha risposto la prima come se fosse una cosa ovvia.