mercoledì 10 giugno 2009

2° DI4RIO - 2/21

Stamattina dovevo svegliarmi presto, ero di turno in libreria, per fortuna alle otto in vetreria hanno cominciato a tagliare come matti, ma non i vetri, no, gli infissi, che quando tagliano gli infissi fanno lo stesso rumore dei treni che frenano, ma come se il binario fosse nel mio appartamento. Ho fatto colazione con caffè, pane e nutella, o almeno ci ho provato, il tavolo della cucina è coperto di bottiglie, dovrei appiattirle e buttarle nella plastica, ma non mi decido mai, sono lì che si accumulano, praticamente sto affogando nella plastica. In libreria calma piatta, a un certo punto è entrato uno studente universitario, mi fa "ce l'avete l'agendina e l'arco?", e io "l'agendina?", e lui "no, la-gendina," e insomma voleva dire "la centina", in Sicilia basta allontanarsi dalla costa qualche chilometro, non si capisce più niente come parlano, scambiano le "c" con le "g", le "d" con le "t", non ne azzeccano una. A pranzo ho spostato le bottiglie, ho provato a pranzare, mi sono detto devo decidermi a buttarle, queste bottiglie, ma come si fa?, io in queste cose ho bisogno di una forza di volontà, che nemmeno dovessi scalare l'Everest. Di pomeriggio con un'amica siamo andati al teatro greco a vedere la Medea, era pieno di ragazzini lombardi in gita, la maggior parte aveva la cresta tipo Beckam qualche anno fa, facevano un casino d'inferno. Davanti a me ce n'era uno che si faceva bello con l'amica, le diceva che lui la Medea l'aveva già vista a Siracusa, secondo me intendeva l'Antigone ma non ho fiatato perché era l'unico ragazzino lombardo senza cresta, e in più era cominciato lo spettacolo, bellissimo, anche quest'anno ho fatto il pieno di infanticidi, non sia mai che una volta me la scampo.