martedì 20 aprile 2010

Cose che mi fanno sentire a mio agio

In questi giorni che è successo? Sono andato al concerto di una violinista, in un vecchio cortile, che suonava soprattutto Bach. A me è parsa brava; il signore accanto a me, invece, ogni volta che un pezzo finiva si voltava verso la moglie e fra gli applausi le diceva: "mah". C'erano alcuni ragazzi sotto i vent'anni, forse di una gita scolastica, e ho notato che nessuno di loro guardava la musicista. Cioè, la guardavano, ma solo attraverso gli schermi dei loro telefoni di ultima generazione. Allora ho pensato a un'intervista a Philip Roth che ho visto una volta su Youtube, in cui la giornalista gli chiedeva perché secondo lui il romanzo avrebbe vent'anni di vita al massimo, lui ha risposto con tre parole soltanto: "too many screens". Ho anche appena finito di leggere un libro degli anni sessanta su Sacco e Vanzetti, scritto da Francis Russel. La fine, anche se era nota, è stata ugualmente straziante, forse per superare questo strazio mi sono messo a guardare su Google maps i luoghi del Massachusets di cui si parla nel libro. Questo per esempio è il villino in cui Vanzetti abitava con la famiglia Brini a Plymouth, e nei pressi del quale con ogni probabilità si trovava mentre a South Braintree avveniva la rapina per cui sarà ingiustamente condannato a morte:

(Ammesso che sia lo stesso di ottant'anni fa.)
In questo periodo quando non lavoro mi piace andare in giro spettinato, con i vestiti e le scarpe sporche. Sembro l'incrocio fra un muratore in pausa pranzo e un meccanico. Non so bene perché, ma è una cosa che mi fa sentire a mio agio.

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