lunedì 16 agosto 2010

Una parola

Oggi pensavo, una parola che mi piace molto del dialetto siciliano (se uno ci toglie il sessismo di fondo eccetera) è "buttanisimi". Non so di preciso che cosa significhi, né se la forma italianizzata sia "puttanesmi" (qualsiasi cosa voglia dire "puttanesmi"), ma adoro il modo in cui viene usata. Per esempio, ricordo che se da piccolo temporaggiavo a mangiare la minestra perché troppo calda, oppure mi lamentavo dell'acqua del bagno perché troppo fredda, oppure esageravo il dolore che mi procurava una ferita microscopica, mia madre mi diceva (mi dice): "e finiscila con tutti 'sti buttanisimi."

3 commenti:

  1. Da noi in Umbria si dice "non fare tutte 'ste giostre". "Fare la giostra" come "fare i capricci" ed usata anche tra adulti.

    RispondiElimina
  2. mi sa che è come dire: puttanate
    non dire puttanate: non dire bugie, o cose esagerate.

    http://it.wiktionary.org/wiki/puttanata

    RispondiElimina
  3. Buttanisimi, o buttanismi, o buttanumi sta, ovviamente, per "capricci". Nasce dall'idea tipica di buttana che si aveva (ha?) in Sicilia, che è sì la donna che concede il proprio corpo a pagamento, ma non necessariamente la prostituta di strada. Buttane, nei tempi che furono, erano anche tutte le donne "poco serie", intendendo per "poco serie" una vasta gamma di signorine, da quelle che si pittavano il muso, su su fino a quelle che indossavano calze velate nere (le donne "serie" coprivano le gambe, o oppure usavano calze di lana), sino alle mantenute. Di tutte queste donne si aveva l'idea che fossero dissolute e vanesie, aduse ai capricci e ai vizi onde mettere continuamente alla prova la disponibilità dell'amante. Il quale amante, ammaliato da tutti quei buttanumi, trovava nella buttana tutto ciò che la moglie, ovvero una donna "seria" non avrebbe mai concesso.
    Se la spiegazione ti sembra iconografica mi scuso, ma è l'unica ricostruzione etimologica che riesco a dare dopo un'infanzia trascorsa in compagnia di una nonna del 1907, un padre del '29, una madre del '31, e della signora Maria (1920?, 1925?) che, nei pomeriggi d'inverno, mi raccontava le storie di Giufà in dialetto stretto.
    Una sorta di prova del nove: più di una volta, molti anni fa per fortuna, ho sentito apostrofare col termine di "buttana" una bambina che faceva i capricci. "Quanto sei buttana", per la precisione. Fa ribrezzo, ma i bei tempi che furono non erano sempre "bei", anzi, li ho sempre trovati abbastanza selvatici.
    P.S. E' chiaro che "puttanate" non c'entra niente, essendo a tutti noto che il termine esatto per definire bugie o cose esagerate è "minchiate"

    RispondiElimina