venerdì 31 dicembre 2010

Le lastre

Stamattina sono andato alla mutua a farmi fare delle radiografie al naso, forse ho i seni paranasali storti o qualcosa del genere. Prima di potere entrare nell'ambulatorio ho aspettato un quarto d'ora in sala d'attesa. Sopra la porta c'era una sirena con sopra stampata la ventola nera delle radiazioni, credo servisse ad avvertire quando i raggi x sono in funzione per non fare avvicinare nessuno, solo che non si accendeva mai. Quando è venuto il mio turno la dottoressa mi ha fatto entrare in una stanza in penombra, col pavimento macchiato ma pulito. Al centro c'era un macchinario che ricordava quello dov'è seduto Bill Bixby nella sigla dei vecchi telefilm di Hulk, e che un antropologo del futuro daterebbe alla fine degli anni sessanta, inizio settanta del ventesimo secolo. Almeno a giudicare dai pulsanti cubici che la ricoprono - quel tipo di pulsanti cubici che si illuminano quando li schiacci - e da una specie di strumento di misurazione che somiglia al tachimetro di una vecchia decappottabile. Qua e là, si direbbe in maniera random, ci sono appiccicati alla meno peggio i classici adesivi triangolari gialli con al centro la ventola nera, di quelli che vendono per 50 pence al mercatino delle pulci di Camden Town. Una veneziana riavvolta e ricoperta di polvere è abbandonata in un angolo, e i due o tre monitor che vedo in giro erano già vecchi ai tempi del Commodore Vic-20. In generale c'è un'atmosfera tipo 2001 odissea nello spazio-meets-Plan 9 from outer space. La dottoressa ruota il dagherrotipo a raggi X fino alla posizione verticale e mi chiede di poggiare la faccia sul vetro. Io esito perché mi sembra di vedere macchie di grasso umano, impronte digitali ecc. e visto che devo praticamente baciarlo le chiedo se il ripiano è pulito. Lei col solito broncio - tiene per tutto il tempo un broncio simile a quello che tenevo per strada andando a scuola, quando sapevo che quel giorno mi avrebbero interrogato in Fisica e io non toccavo il libro da due mesi - lei col solito broncio mi dice che hanno pulito la lastra di vetro con l'alcol. Mi viene da chiederle quando, visto che non sento il minimo odore di alcol, ma decido di darci un taglio, ripiego le labbra verso l'interno e poggio la faccia sulla lastra di vetro. La dottoressa mi dice di stare fermo, poi con un joistick regola l'altezza dell'obiettivo in modo che il fascio di particelle colpisca il punto giusto del mio cranio. Ma non c'è verso. Sei troppo alto, mi dice la dottoressa (ovvio, penso io. Un metro e ottantacinque alla fine degli anni sessanta doveva essere diagnosticato come gigantismo.) E poi: piegati un po' sulle ginocchia, ecco, così, e stai fermo fino a quando non te lo dico io. La posizione è delle più scomode che un essere umano possa assumere, nonché delle più faticose da mantenere. Dopo un paio di secondi cominciano a tremarmi le gambe, e intanto continuo a tenere la faccia spiaccicata contro il vetro. Chiunque vedesse un mio fermo immagine del momento concluderebbe senza ombra di dubbio che mentre mi avvicinavo al macchinario sono inciampato andandomi a schiantare di faccia contro il ripiano di vetro. In attesa di sentirmi dire che abbiamo finito mi chiedo se non sia tutta un'invenzione della dottoressa per non annoiarsi e divertirsi alle spalle dei pazienti. Me la immagino stasera, al quarto bicchiere di prosecco, confessare che il suo lavoro è una tale noia che ogni tanto per non impazzire deve inventarsi qualcosa di nuovo. Stamattina per esempio c'era uno, con la scusa che era troppo alto l'ho fatto mettere così, guardate, lei assumerà la posizione, e tutti giù a ridere come matti. Abbiamo finito, mi ha detto in quel momento, e finalmente ho potuto raddrizzarmi. Cinque minuti dopo mi ha dato le lastre sviluppate e tutto. L'ho salutata e lei mi ha rivolto per la prima volta un sorriso. Lì per terra, all'angolo, un batuffolo di polvere rotolava sul linoleum come i cespugli nei film western di una volta.

1 commento:

  1. Ehm... che bel post festivo!
    La situazione dell'ospedale/ambulatorio dove sei andato mi mette una felicità e una speranza verso il futuro senza eguali! Avere macchine degli anni 70! Sarebbe un sogno per me.

    Mistya

    p.s.
    L'asl competente per il territorio dove vivo è questa
    http://tinyurl.com/leggiepiangi

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