mercoledì 13 aprile 2011

Prefazione* - Il primo di una nuova specie di eroe salingeriano

Domani è il gran giorno! Per ora, ecco la prefazione. (s)

The Inverted Forest (“La foresta capovolta”) fu descritto come un “romanzo” nel numero di “Cosmopolitan” del dicembre 1947: è lungo circa trentamila parole e fu pubblicato grazie a una nuova politica “sperimentale” del direttore di “Cosmopolitan”, Arthur Gordon; Gordon lo stampò come una specie di supplemento separato della rivista, con una pagina di copertina che lo annunciava come uno dei migliori esempi di narrativa mai offerti ai lettori. Purtroppo, pochi di questi lettori capirono il racconto. Gordon fu sommerso di lettere di protesta e da quel momento in poi [...] rifiutò di pubblicare qualunque cosa non fosse provvista di una trama chiara e definita.

Il protagonista di The Inverted Forest è un poeta del 1930, Raymond Ford, il primo di una nuova specie di eroe salingeriano, il santo letterato. Il primo libro di Ford, The Cowardly Morning (“Il vile mattino”), ha avuto un successo clamoroso, ha vinto tutti i premi (due volte il Rice Fellowship, tre volte l’Annual Strauss), è stato sommerso dall’entusiasmo dei critici. Su quell’unico, incandescente volume di Ford sono stati scritti tre saggi critici e pare che chiunque abbia il coraggio di entrare in stretto contatto con l’opera di questo poeta rischi di prendere fuoco.
Mentre si vestiva sentiva le poesie di Ray Ford ovunque nella stanza. Teneva perfino un occhio su di loro nello specchio della sua toeletta, per paura che svanissero nella loro naturale, verticale ascesa.
Ray Ford, dunque, è un genio. Un poeta genio, viene spiegato, è qualcuno che “scopre” le sue poesie; il non genio “inventa” semplicemente. Ed essendo un genio, Ford non può fare a meno di essere anche un «gigantesco psicotico [...] immerso fino alle orecchie nella psicosi»; «un uomo non può raggiungere il tipo di poesia che Ford raggiunge» e rimanere una persona qualsiasi. E’ questo il personaggio del racconto che incarna la voce della ragione e mette in guardia l’estasiata Corinne dal gettarsi in una storia d’amore con Ford: se Ford scrivesse versi, sarebbe diverso, se avesse semplicemente talento, sarebbe diverso. I poeti geni, invece, non sono fatti per i rapporti personali, lavorano «sotto la pressione schiacciante della bellezza» e nient’altro gli importa veramente. Ma, protesta Corinne, è indubbio «che i poeti siano tenuti a saperne di più su queste cose» (le relazioni personali) «di chiunque altro». Non è così, dice la voce della ragione: «è freddo. Non mi importa se tu lo trovi tenero. O gentile. E’ freddo. E’ freddo come il ghiaccio.»

E’ difficile non leggere Raymond Ford come una proiezione melodrammatica delle stesse colpe e decisioni di Salinger in questo periodo; come una provocatoria autodifesa, per meglio dire, rivolta alla moglie con cui aveva rotto un anno prima. Ed è anche, naturalmente, una prefigurazione della carriera di Salinger nell’elegante ambiente mondano-letterario che Corinne rappresenta. Raymond Ford è il primo dei grandi poeti creati da Salinger nelle sue opere; da allora in poi comparirà nei suoi racconti una costante sequela di artisti dotati di un talento assoluto, magico. Quando scrisse The Inverted Forest, tuttavia, Salinger stava ancora facendosi faticosamente strada in un mondo letterario, quello di “Cosmopolitan” e “Collier’s”, per cui Raymond Ford non avrebbe provato altro che disprezzo. Salinger condivideva senz’altro questo disprezzo, ma la sua descrizione dell’ambiente intellettuale letterario di Ford spinge a schierarsi dall’altra parte: è completamente immaginaria, una fantasia sul tormento letterario di uno scrittore da rivista patinata. Tanto Corinne quanto il personaggio che incarna la voce della ragione lavorano per le riviste a grande diffusione.

Come a dimostrazione che il suo destino lo aveva chiamato a compiti più alti, i rapporti di Salinger con le riviste patinate divennero ben presto anche più tesi e sospettosi di quanto già non fossero. Il professionismo non era più da apprezzare: richiedeva troppe complicazioni e troppi compromessi e in tutti i casi poteva difficilmente adattarsi all’etereo impegno di un Raymond Ford. Da questo momento in poi, Salinger cominciò a litigare con i direttori: non si rivelavano sempre, immancabilmente, agenti di sfruttamento commerciale? La santità dell’artista si ergeva ora in fiera opposizione contro l’opportunismo parassita di tutti gli intermediari del mondo letterario.

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(*): Tratta da In cerca di Salinger, Ian Hamilton, Minimum Fax, Roma, 2001.

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