martedì 15 novembre 2011

Due libri

Un libro che mi è piaciuto e uno che mi sta piacendo leggere. Quello che mi è piaciuto s'intitola Come diventare se stessi, ed è la sbobinatura di una lunga intervista che David Foster Wallace ha rilasciato a David Lipsky nel 1996, all'indomani dell'uscita di Infinite jest. Ho letto la copia della libreria, al lavoro; anzi ne approfitto per chiedere scusa a tutti i clienti che entravano e mi trovavano col naso infilato tra le pagine del libro, ma era davvero difficile interrompere la lettura. Anche perché a parte tutto -- a parte la possibilità di entrare in una grande mente ecc. -- era pieno di momenti tipo: "aspetta un attimo: a DFW piaceva Bruce Willis?" o "sesso? Quello che sperava di ottenere Wallace dal giro di reading era un po' di sesso facile?" Poi mentre leggevo pensavo anche a quanto sarebbe stato bello ascoltare pezzi della registrazione originale. Li ho cercati, e li ho trovati al primo colpo. Qualcuno si trova qui.

Il libro che mi sta piacendo -- e molto -- è 22/11/'63, di Stephen King. Nel libro di cui sopra Wallace dice che King secondo lui è uno scrittore sottovalutato. Io non ne so molto perché ho letto pochissimo, ma questo nuovo libro mi sembra semplicemente meraviglioso. Credo che per quelli della mia generazione basterebbe la trama per farci innamorare del romanzo: professore di liceo torna indietro nel tempo per cercare di evitare l'assassinio di Kennedy. Di nuovo, sto leggendo una copia che ho preso in prestito dalla libreria. Questo d'altronde è uno dei vantaggi di lavorare in un posto che vende libri. Probabilmente mi mancherà, il giorno in cui lascerò perdere.

9 commenti:

  1. E di "Infinite jest" invece cosa mi dici? Generalmente non mi spaventano i "mattoni" ma su di lui ho una sorta di pregiudizio, non so...

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  2. Molti degli argomenti "sfiorati" nelle interviste sono stati affrontati nei saggi di DFW e ripubblicati negli stupendi "Considera l'aragosta" e "Tennis, tv, trigonometria e tornado".

    @Calzino: io ho sempre preferito il Wallace saggista al romanziere. "Come diventare sé stessi" segue per cinque giorni il tour promozionale di "Infinite jest". Ho cominciato a leggere quest'ultimo e confermo la mia opinione. Ma de gustibus!

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  3. Io da adolescente e (e anche qualche anno dopo) ho adorato Stephen King; ora non saprei perché è tanto che ho smesso di leggerlo, di conseguenza non sono aggiornata sui suoi ultimi lavori.
    Se ti interessa approfondire ti consiglio questi: "Cose perdute", "Dolores Claiborne", "Misery deve morire", "Mucchio d'ossa" e poi qualche racconto, tra cui, imperdibile, il famoso "Stand by me".
    S. King scrive benissimo, o almeno è così che ricordo, a volte però perde consistenza sui finali, dove necessariamente sente il bisogno di rendere "concreto" il Male (tipo impersonificarlo in qualche figura mostruosa).
    L'aspetto più notevole della sua narrativa è la descrizione delle atmosfere, del tipo che certi ambienti, luoghi, paesaggi ti entrano proprio dentro le ossa, e fai fatica a staccartene una volta terminato il libro. E poi è molto bravo anche nella descrizione dei sogni e pensieri giovanili, delle amicizie, del mondo infantile.

    E invece ancora non ho mai letto Wallace.

    Un saluto

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  4. P.S.:
    comunque è vero che S. King è sottovalutato, ridimensionato ad un autore di genere, mentre invece alcuni suoi lavori secondo me vanno oltre.

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  5. Di "Come diventare se stessi" ne parlerò questo giovedì...

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  6. Posto che conti qualcosa, la mia opinione su King, prim'ancora che condensarsi in una crudele definizione..."cottimista dell'horror" (a fronte della sua prolificità), è andata letteralmente alle stelle, anni fa, quando mi decisi a leggere il testo dal quale Kubrick trasse il suo famoso Shining. Banalmente tradotto in italiano in un insulso..."Una splendida festa di morte", l'ho trovato altrettanto avvicente del film. Ha un finale leggermente diverso. Kubrick l'ha firmato con quella macchina in avvicinamento ad una vecchia foto in bianco e nero, raffigurante un gruppo ritratto ad una festa di capodanno di troppi anni prima (gettando, cosi, la sua firma su un effetto capovolgente di tutto il film, condito già com'era dalle improbabili scene col barman...che ancora mi sogno la notte...). E comunque, Stefano, sei bravo.

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  7. Biancaneve, d'accordo sulla capacità di SK di descrivere il mondo infantile..!

    s

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  8. Leggendo quella intervista ho realizzato che Wallace era veramente solo e forse anche io mi sarei ammazzata dopo un`intervista del genere con un interlocutore tanto ottuso e insensibile come l`intervistatore. Wallace fa notare continuamente il suo sentirsi spiazzato dal successo di Infinite Jest e fa trapelare la sua paura di diventare lui pure oggetto di consumo come tutta la roba spacciata dal sistema di intrattenimento {o incretinimento che dir si voglia}, e invece quell`altro non fa che bombardarlo con domande idiote sulla droga, quando e` chiaro che Infinite Jest non ha a che fare semplicemente con la tossicodipendenza, ma con la dipendenza in se stessa. Ci sono passaggi in cui avrei desiderato non so cosa per essere al posto del deficiente che lo accompagna e poter conversare con Wallace di quelle stesse cose che angosciano tanto anche me.

    Elisa

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