giovedì 24 maggio 2012

Nino Vetri

Il barone Gandolfo, gran frequentatore del bel mondo cittadino, abile giocatore di carte, amante delle belle donne, anche a costo di pagarle, decise di esaudire il sogno che aveva fin da bambino.
A Parigi! Gridò un giorno al suo servitore.
A Parigi!
Armi e bagagli! Affardellare le valigie! Si va a Parigi! E tu vieni con me!
Disse convinto di fargli cosa gradita.
Le valigie le affardello, disse lui, ma è proprio necessaria la mia presenza?
Ma come! Ti propongo Parigi e tu tentenni?
Rispose indignato il barone.
Infine partirono.
Ah! Le luci di Parigi! E Pigalle! Montmartre, il Moulin Rouge, le brasserie...
Una sera stavano seduti allo stesso tavolo con tanto di champagne, da pari, il barone e il servitore, in un locale semi clandestino nel quale si esibivano ballerine in carne seminude.
Il barone con la felicità stampata sul volto, il servitore invece, con un muso lungo due metri, ostentava un'infelicità assoluta.
Il barone perse la pazienza.
Ma che è 'sta faccia di picchio? Ti porto in viaggio con me nel cuore della vita e tu ti mostri seccato?
Ma lo sa che giorno è oggi? Oggi è San Bartolomeo! Il nostro santo patrono! Sbottò il servitore.
E allora? Chiese il barone.
E lui: quella bella festa al paese... e noi buttati qua a Parigi!

[Nino Vetri, Sufficit, pagg. 57-58, Sellerio, Palermo, 2012.]

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