lunedì 23 luglio 2012

Diario festivaliero - #5

Alle otto e quaranta sono uscito dalla libreria, mentre andavo al festival mi ha fermato una coppia di turisti, forse piemontesi, mi hanno chiesto se sapevo dov'era il ristorante Lo scoglio, ho detto "andate in quella direzione e prendete la prima a destra", mi hanno ringraziato, poi mentre mi allontanavo li ho sentiti dire a qualcun altro "scusi, sa dov'è il ristorante Lo scoglio?", ho pensato "perché nessuno mi prende mai sul serio?" Ero stanco, in libreria avevano voluto tutti la confezione regalo, chissà perché, ho preso al volo un caffè freddo in un bar poi ho raggiunto una mia amica che mi aveva tenuto il posto, sono arrivato che avevo le mani occupate da un sacco di roba, in una tenevo le chiavi di casa e i soldi, nell'altra il telefono e le chiavi della libreria, la mia amica mi ha chiesto perché, "ho tutte le tasche bucate" le ho detto, "porta i pantaloni in sartoria, allora" ha detto lei, magari ha ragione, ma è un periodo che fare le cose, anche le più semplici, anche portare un paio di bermuda in sartoria, mi sembra complicato, e a dirla tutta questo periodo dura ormai da una ventina d'anni, più o meno. Il cortometraggio di ieri sera non ricordo come s'intitolasse, ma mi è sembrato proprio un esercizio di stile, come si suol dire, fortuna che è durato poco, alla fine nessuno ha applaudito, eravamo troppo imbarazzati. Poi invece hanno proiettato un documentario interessantissimo sull'emigrazione siciliana in Tunisia negli anni venti del novecento, s'intitolava Bastava una notte, bello davvero, sono contento di averlo visto. Poi siamo andati a fare la fila per vedere Sette opere di misericordia, il film con Roberto Herlitzka, mentre aspettavamo che finisse il primo spettacolo è uscito uno dei registi del film, un ragazzo di Torino, ci ha detto che fra una proiezione e l'altra avrebbe parlato del film, ci ha consigliato di non starlo a sentire se non volevamo rovinarci la visione perché avrebbe rivelato qualcosa di troppo. Poi siamo entrati, abbiamo visto il film, era fatto bene, bravi gli attori, bravi i registi, quando si sono spente le luci la mia amica mi ha sussurrato "che cosa c'era da rivelare, poi, mica l'ho capito", e devo dire che aveva ragione. A quel punto erano le una passate, avevo un sonno, ho preso la bicicletta e sono tornato a casa, le strade erano ormai deserte, anche la strada davanti a casa mia era deserta, mentre aprivo il portone è passato solo uno scooter, mi sono voltato, sopra c'erano due nani in tuta da lavoro che ridevano, ho pensato: che bello.

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