mercoledì 26 settembre 2012

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Oggi 26 settembre 2012 mi sono svegliato al suono di alcuni spari che qualcuno, forse un cacciatore, esplodeva alle otto del mattino vicino a casa mia, non ricordo che cosa stessi sognando, ricordo solo una frase, “nessuno va al proprio funerale”, ma non ho idea di chi la dicesse. Ho fatto colazione con biscotti e caffè solubile, che tengo a portata di mano per quando non mi va di preparare la moka, come stamattina. Poi sul water ho sfogliato un libro d’arte, ho letto di un quadro di un olandese, una natura morta con un teschio, un bicchiere rovesciato e un orologio, tutti simboli del tempo che passa inesorabile, diceva il libro d’arte. Poi visto che faceva caldo sono andato al mare, per strada in bicicletta ho incontrato un sacco di turisti, c’era una coppia di americani, ho sentito lei che diceva “we’re late, right?”, il marito ha guardato l’orologio, "fffuuuck!” ha detto. Al mare ho fatto il bagno e ho letto un po’. Lì accanto a me intanto c’era una signora che parlava e gesticolava come Mughini, giudicava libri, film, musica, le amiche le davano ragione su tutto. Poi sono andato a prendere l’autobus per pranzare con i miei, ma niente, l’autobus non passava, e mentre aspettavo mi è salito il nervoso, uno di quelli che senti il tuo corpo produrre delle sostanze che poi entrano in circolo e ti avvelenano il sangue e ti fanno venire l’emicrania, allora per evitare tutto ciò mi sono messo a scrivere a mente email di protesta alla società degli autobus, erano email prima ironiche, poi sarcastiche, poi adirate, poi imbestialite, e finalmente è passato l’autobus. Dopo pranzo ho ripreso l’autobus per tornare a casa, mi sono seduto sui sedili in fondo, perché è lì che si incontrano le facce più interessanti, i tizi che non sono contenti se non attaccano briga e t’insegnano ad avere a che fare con quelli come loro, e io li considero degli allenatori per quando andrò in carcere, se mai andrò in carcere. Comunque davanti a me c’era seduta una signora che guardava fuori dal finestrino con un’espressione che ricordava quella di Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo quando finge di essere stato lobotomizzato. Di pomeriggio al lavoro era pieno così di gente fastidiosa, complicata, una ragazza per esempio mi ha detto “mi consigli un giallo? Però uno scritto strano”, ancora adesso mi chiedo cosa volesse dire. Poi dopo il lavoro mi sentivo solo, allora ho comprato una birra e sono andato a casa a fare un aperitivo solitario, una cosa tristissima a dirsi, non lo nego, e forse anche a farsi.

8 commenti:

  1. quella cosa degli allenatori m'a fatto penzà.
    da domani mi siedo pure io in fondo.

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  2. Vabbè, dai, non hai passato una brutta giornata, la mia è stata peggio, ad esempio. Manco l'aperitivo mi sono fatta.

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    1. Stasera fallo! Bastano una birra e una manciata di arachidi, ahahahh..

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  3. P.S.: fanculo al cacciatore, comunque.

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  4. Figo.
    Sabato dopo l'aperitivo casareccio, metti un po' di muscia e balla, potrai dire di essere stato in disco.

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  5. La cosa dell'allenamento mi è piaciuta da morire. L'aperitivo da solo è una costante della mia vita e aiuta a sopportare la sera. Amo il tuo diario.

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