giovedì 11 ottobre 2012

4° DI4RIO - 16/28

Oggi 11 ottobre 2012 quando mi sono svegliato sentivo freddo, tremavo, mi sa che un lenzuolo non basta più, e ho pensato che se un giorno dovessi andare in bancarotta e cominciare a vivere per strada, a spaventarmi non sarebbe tanto la fame o la sporcizia, ma il freddo. Siccome avevo un po' di mal di testa, dopo colazione sono andato a fare un giro, al sole. In centro sono passato sotto a una finestra, ho sentito qualcuno arrabbiato dire "è lo stato delle cose! E' LO STATO delle cose!" Poi mi sono seduto in un posto, lì accanto c'era una ragazza rom che chiedeva l'elemosina, fermava le persone dicendo "buongiorno signora e signoro". Poi ho incontrato una mia amica col suo cane, abbiamo camminato un po' assieme, abbiamo chiacchierato, lei era arrabbiata perché aveva fatto stampare una scritta su una maglietta e il tipografo era riuscito a sbagliare l'ortografia. Poi ho mangiato qualcosa, e tornando a casa in bici sono passato come sempre dal capolinea degli autobus che era pieno di ragazzini che aspettavano l'autobus che dopo la scuola li riportasse ai loro paesi, stavano tutti in silenzio, avevano tutti l'attenzione rivolta agli schermi dei loro telefonini, una scena surreale. Nella cassetta della posta c'era una lettera dell'Agenzia delle entrate, ho pensato, ecco qua, bancarotta, fame, sporcizia e freddo, arrivo. Ho aperto la busta, ah, no, era solo la tessera sanitaria. Poi dopo pranzo sono andato nel negozio di elettronica che c'è vicino casa mia, volevo dare un'occhiata agli iPod, ce n'era uno che mi piaceva e volevo pesarlo, ma era calamitato a qualcosa antitaccheggio, e quando l'ho preso in mano ha suonato una specie di allarme, ho lasciato perdere. Poi dopo un po' mentre uscivo ho visto quattro, cinque commessi davanti agli iPod che cercavano di capire cos'era successo, li stavano contando, credo, si davano la colpa a vicenda, io ho preso la bici e sono andato a casa. Stavo ancora male dalla mattina, il cielo era ricoperto da uno spesso strato di flanella grigiastra, e io mi sentivo come se la stessa flanella grigiastra mi foderasse la testa, il torace, i muscoli e lo stomaco, soprattutto lo stomaco. Ora vomito, ho pensato, e infatti poi in serata ho attaccato a vomitare, una cosa fastidiosissima, anche perché dovevo uscire con una ragazza, dovevamo andare insieme in pizzeria, e invece tra un conato e l’altro l’ho chiamata e le ho detto che dovevamo rimandare, lei è stata comprensiva, ha detto, va bene. Ora va un po’ meglio, probabilmente ho le ultime cartucce di bile da sparare, poi sarò a posto, domani sarò fresco come una rosa, domani si ricomincia, dài, sì.

2 commenti:

  1. "domani si ricomincia, dài, sì" mi emozioma, non so nemmeno bene perchè. Va meglio?
    G

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  2. Ah, mannaggia, mi spiace che sei stato male. Ma sì, dai, poi passa tutto, bisogna sempre ricordarlo e non lasciarsi sopraffare dall'angoscia.

    Anche io penso sempre che se dovessi finire per strada, la cosa che più mi spaventerebbe sarebbe il freddo, allora penso che potrei sempre andare a vivere in un paese caldo.

    La scena surreale dei ragazzi che ormai comunicano solo col loro smartphone o cellulare... già, l'ho vista tante volte anche io.
    Quando prendo l'autobus mi guardo sempre attorno alla ricerca di qualche faccia simpatica cui rivolgere un sorriso, magari una parola (no, non sono di quelle che attaccano i bottoni, ma a volte una reazione fa piacere), ma niente tutti intenti ad osservare il telefono. Io trovo che la gente sia più interessante da osservare invece.
    Vabbè, spero che tu ti sia rimesso.

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