venerdì 9 novembre 2012

Storia di una foto



Ero appena arrivato a New York, nel Queens, avevo ventidue anni, non sapevo niente della città, nemmeno che Manhattan fosse un'isola, figurati, comunque poso i bagagli, riordino i pensieri, sfoglio una copia del Village Voice e leggo che quel pomeriggio in un negozio di dischi (Tower records, mi sembra) i Ramones presentano il nuovo album, l'Anthology, controllo che ore sono, manca un'ora e mezza, allora con gli occhi rossi, senza sapere dove sono, chi sono, che anno è, esco armato di una cartina della città, ma è una parola, mi perdo, i grattacieli del centro mi hanno stordito, tengo il naso un po' per aria e un po' infilato nella cartina ma alla fine arrivo, entro, la presentazione è finita, e adesso sei o sette Ramones sono seduti dietro un lungo bancone circondati di fan in cerca di autografi, mi faccio largo e mi avvicino, LA MACCHINA FOTOGRAFICA PEZZO DI COGLIONE!, l'hai lasciata a casa, mi maledico e continuo a intrufolarmi fra fotografi, vecchi punk, giornalisti, e così mi ritrovo davanti a Dee Dee Ramone, è scocciatissimo, in un angolo del tavolo vedo abbandonata una foto della copertina di Leave home, non so di chi sia, decido che è mia, la prendo e la allungo a Dee Dee che ci scarabocchia sopra il suo nome e me la restituisce senza guardarmi, io seguo la corrente, scorro verso destra, Richie Ramone mi dice "hi" e firma anche lui, Johnny Ramone con lo stesso caschetto da trent'anni mi guarda appena e firma, Joey mi sorride e firma, da un momento all'altro mi aspetto che qualcuno recrimini la fotografia, ma non succede, poi mi ritrovo a tu per tu con Tommy Ramone, l'unico in piedi, non gli chiedo di farmi l'autografo, invece domando che cosa si provi ad avere inventato un genere musicale, perché sapevo che è stata sua l'idea di ridurre tutto all'osso, all'essenziale, a cominciare dalla batteria, ma lui non capisce, dice "what?" un paio di volte, alla fine lo lascio in pace, mi faccio sospingere dalla folla lontano dal bancone, poi esco dal negozio nella sera ancora illuminata di luglio, e questa volta tengo il naso incollato alla foto, chi se ne frega dei grattacieli.

6 commenti:

  1. a proposito di passato e di rockstar...

    http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-11-10/laddio-letteratura-philip-roth-130902.shtml?uuid=AbARmm1G

    lo avevi letto? io non amo Roth, ma mi sembra di ricordare che fosse uno dei tuoi preferiti. Che ne pensi? non è un addio da rockstar? (che io giudico negativamente..) ;)

    elisa

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  2. Io invece l'ho trovato un gesto di gran classe. Roth ha troppi fan per lasciare perdere senza annunciarlo, glielo doveva. In più non ricordo nessuno scrittore famoso che a un certo punto abbia deciso di smettere. Di solito vanno avanti fino al letto di morte e anche oltre.

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  3. Ha ragione Stefano e il riferimento alle rockstar è una stupidaggine.

    Occorre anche dire che Roth era da un po’ (forse dalla Macchia umana) «beyond his prime». Ma Einaudi ha appena ripubblicato un romanzo del suo pieno vigore, Quando lei era buona (1965).

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  4. che figata!! questa non me l hai mai raccontata però!!
    monkey

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  5. anzi no, forse me l'hai fatta vedere quando stavi vicino l'ospedale...

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