martedì 30 luglio 2013

Pellicole infiammabili - La grande bellezza

di Amedeo Catsi Borlotti

Se prima avevamo solo il sospetto, adesso è diventata una certezza: gli anni dieci del duemila saranno ricordati come quelli in cui alcuni registi si preoccupavano solo della qualità delle immagini e delle inquadrature. Più forti, evocative, suggestive sono, meglio è. E la storia? A quanto pare, per qualcuno non è importante. Qui riportiamo l'esempio di Sorrentino, ma lo stesso effetto ce l'hanno fatto The master e gli ultimi film di Malick. Con la differenza che mentre Malick, a nostro modesto parere, può; Sorrentino e Anderson no. Questi ultimi due ci sembrano troppo innamorati di loro stessi per abbassarsi a raccontare una storia, come se non volessero sporcarsi le mani con noi comuni mortali. I quali a loro volta si dividono in due: quelli che cascano nella provocazione e cercano di dimostrarsene all'altezza, e la sera davanti a un mojito pontificano sul perché il film gli sia piaciuto o meno; e quelli che preferiscono farsi da parte, e alla fine di due estenuanti ore di proiezione vanno a bere un grappino cercando di dimenticare il tempo perso. Noi, nel nostro piccolo, ci consideriamo appartenenti al secondo gruppo.

La grande bellezza (Italia 2013, col., 142') di Paolo Sorrentino. Con Tony Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli.

4 commenti:

  1. Sarei anche d'accordo nel merito, ma ne ho davvero le budella piene di questa maniera d'argomentare, per cui se non la pensi come me sei uno snob un po' coglione (stato esistenziale simboleggiato, immagino, dal «mojito», che non so che cosa sia) che «casca nella provocazione» dalla quale sanno tenersi ben lontano i bevitori di grappa: sobri, virili, strettamente legati alle tradizioni dei padri.

    RispondiElimina
  2. Ah, ho letto ora la presentazione… dev'essere uno scherzo. Quando faccio il furbo rimedio spesso una figuraccia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In realtà non so se sia uno scherzo, non ho voce in capitolo sui pezzi di Catsi Borlotti.

      Elimina
  3. Io invece appoggio pienamente il parere iniziale di Marco Bertoli.

    Forse il sig. Borlotti "non trova sbocco editoriale" perchè il mondo è già ricolmo d'opinioni variegate e/o astruse, chissà! Pubblicizzarsi su un blog rinomato di chi lo sbocco se l'è conquistato è un colpo di genio davvero notevole e di poco dispendio energetico, ma esiste rate your music per dare sfogo a certi impeti narcisistici dei quali, permettetemi, si può ben fare a meno (in particolare foto falsa e nome della rubrica fin troppo tronfio), davvero una bella trovata, piuttosto che proporre una normale affiliazione fra blog.

    Stefano, non ti conosco di persona (mea culpa, sono una ladra di traduzioni sottobanco che non salda i debiti...!), ma ho la certezza assoluta che chi visita il tuo blog lo faccia per leggere di te e NEL tuo stile, piusttosto che i rants del primo venuto, ne siamo capaci tutti. Scrollati la zecca, il tuo diario quasi giornaliero su non ricordo quale festival del cinema ha reso benissimo omaggio alla settima arte...!

    Tornando al film, di norma si accetta qualunque giudizio sulla pellicola e sul regista. Sul suo pubblico no, è il soffice rifugio di chi ha terminato le argomentazioni.

    Cheers,

    F.

    RispondiElimina