venerdì 23 maggio 2014

La regola dell'amico

In casa e fuori casa Brandley, io soffrivo tutti i gradi e tipi di tortura che Estella potesse infliggermi. La natura dei miei rapporti con lei, che mi collocavano su un piano di familiarità ma non di favore, mi disorientava addirittura. Estella si serviva di me per far dispetto ad altri ammiratori, e volgeva la stessa familiarità esistente fra noi allo scopo di prendersi beffa della mia devozione per lei. Se fossi stato il suo segretario, domestico, fratellastro, parente povero, se fossi stato un fratello minore del suo futuro marito, non mi sarei potuto sentire più lontano dalle mie speranze quando le ero più vicino. Il privilegio di chiamarla per nome e di sentirmi chiamare per nome da lei divenne, in tali circostanze, un supplemento di pena e, mentre credo probabile che facesse impazzire gli altri spasimanti, so fin troppo bene che per poco non faceva uscir di senno me.



[Charles Dickens, Grandi speranze, Milano, BUR 2013, trad. di Bruno Maffi, pag. 375-376]

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