mercoledì 16 luglio 2014

Diario festivaliero - giorno #2

Ieri sera prima del festival sono passato in libreria, mentre c’ero ho dato una mano, a un certo punto una ragazzina mi ha passato l’iPhone con una lista di libri che le aveva dato la professoressa da leggere in estate, erano libri bellissimi, c’erano Cameron, Kerouac, autori così, di solito le professoresse di lettere consigliano agli studenti libri brutti, ho detto alla ragazzina di fare i complimenti alla sua professoressa da parte mia. Poi siccome c’era tempo ho fatto un salto alla presentazione del romanzo di Selvaggia Lucarelli, c’era molta più gente di quella che va alle presentazioni degli scrittori veri, ma vabbè, la cosa buffa è che tutti quelli che prendevano la parola lo facevano per dire “ringrazio a tutti per essere venuti, passo la parola a Tizio”, sono andati avanti così per venti minuti, sembrava non dovesse cominciare mai. Poi ho mangiato una focaccia in un posto che ho scoperto ha abbassato i prezzi, “avete abbassato i prezzi?” ho chiesto, “purtroppo” mi hanno risposto. Dopo ho mangiato un gelato e sono andato in una delle arene che proiettano i film. Per strada ho incontrato due mie amiche che mi sembravano spaesate, mi hanno detto “ci aiuti? Secondo noi tu sai tutto del festival”. L’arena era vuota, anche perché non era ancora buio, ma io da buon seccchione mi sono seduto lo stesso, fino a quando sono arrivate due amiche mie, ha fatto buio, l’arena si è riempita e hanno cominciato a proiettare i film. Il primo era un cortometraggio intitolato Thriller, su un piccolo imitatore di Michael Jackson che irrompe a una manifestazione dell’Ilva di Taranto. Poi hanno proiettato un film argentino intitolato Las Acacias, quando ho capito che l'avrebbero proiettato in lingua originale con i sottotitoli mi stavo mettendo a piangere dalla commozione, il film comunque è ambientato tutto nell’abitacolo di un camion che viaggia dal Paraguay a Buenos Aires, nell’abitacolo c’era anche una bambina di pochi mesi, ogni volta che la inquadravano si sollevava un coro di voci femminili dal pubblico che diceva “ooouuuuuh”. Poi è stata la volta di una commedia italiana, Smetto quando voglio, s’intitolava, un film un po’ furbo ho pensato ascoltando gli Offspring come canzone d’apertura, però anche divertente, ma non così divertente come lasciavano pensare le grasse risate che si sollevavano dal pubblico. Intanto una ragazza dietro di me aveva poggiato un piede sul mio schienale e lo agitava al ritmo della musica scuotendomi tutto, ogni tanto dovevo voltarmi di tre quarti, lei se ne accorgeva e diceva “oh, scusa tanto”, in tutto mi sarò voltato una decina di volte, però mi piaceva il fatto di ispirare rispetto voltando solo un po’ la testa, mi ha fatto sentire un duro. Ogni tanto una delle mie amiche si voltava a controllare che anch’io ridessi nei momenti più divertenti, ma forse non ridevo abbastanza perché alla fine del film continuava a dirmi “la prossima volta ti porto a vedere Transformers”, poi dopo un po’, “la prossima volta ti porto a vedere Kieślowski”, boh. Poi è salito sul palco uno dei protagonisti del film che ha sbagliato un paio di congiuntivi, ma vabbè. E poi basta, sono andato a prendere la bici, era l’una di notte, per strada una ragazza straniera, carina, mi ha fermato e io ho pensato “ecco qui, ci siamo”, ma voleva solo un’indicazione, peccato, mentre pedalavo verso casa ho immaginato come sempre gli sviluppi alternativi di quell’incontro casuale.

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