giovedì 17 luglio 2014

Diario festivaliero - giorno #3

Ieri sera alle otto e mezza ho chiuso al volo la libreria, ho preso la bicicletta e sono corso verso l’arena a tutta velocità perché pensavo di essere in ritardo. Dovevo ancora mangiare, e così mi sono fermato in un posto per comprare un paio di rustici, solo che prima di me c’era una famiglia americana che impiegava un sacco di tempo a decidere cosa mangiare, chiedeva gli ingredienti di tutto, un nervoso guarda mi è salito, perché intanto una mia amica mi stava tenendo il posto. Poi però quando sono arrivato col mio sacchetto di rustici la serata doveva ancora cominciare, c’erano un sacco di posti liberi, potevo anche fare con calma, ho pensato, potevo anche non cacciare i clienti dell’ultima ora in libreria. Dopo un po’ è salito sul palco il presentatore a spiegare il programma della serata, nel frattempo io mangiavo i miei rustici, l’arena era ormai piena ma io avevo l’impressione che il presentatore mi rimproverasse con gli occhi perché stavo mangiando, allora mi sono chinato, mi sono nascosto dietro la signora che mi stava davanti, una posizione scomodissima per mangiare, poi quando ho finito ho pensato ma figurati che cosa gliene importava al presentatore di te che mangiavi. Intanto aspettavo un’altra mia amica a cui stavo tenendo il posto, la prima amica mi ha sibilato in un orecchio “se ti sposti ti ammazzo”, boh. Il primo cortometraggio della serata s’intitolava Eppure io l’amavo, fatto bene per carità, ma ecco, mi fermo qui, non dico altro. Il secondo cortometraggio era 37 chili di dolore, una brevissima riflessione sul tempo, la vita, la morte. Poi è cominciato Le cose belle, un film che mi è piaciuto moltissimo, mi è piaciuto nonostante i bambini che davanti a noi continuavano a parlare e ad alzarsi, e il puzzo di popcorn che veniva dalla fila dietro, ogni volta che aprivano il sacchetto veniva una zaffata di burro che non ti dico. Poi alla fine il presentatore è salito sul palco insieme ad Agostino Ferrente, uno dei registi del film, e il presentatore aveva il fiatone come se avesse appena corso i cento metri piani, forse per questo continuava a chiamare il regista Stefano, “Agostino” lo ha corretto un paio di volte l'altro, che poi ha raccontato com’è nato il film e quanto ci hanno messo a girarlo, tutte cose interessantissime, a un certo punto il regista ha anche detto che Napoli all’epoca di Bassolino era una fucina di talenti, mi sembra, e quello dietro di me che mi mandava le zaffate di popcorn è sbottato, ha detto “ma va là!”. Poi è cominciato un film intitolato L’estate sta finendo, e io non lo so, sarà che era tardi, sarà che il film precedente mi era piaciuto, ma dopo un po’, tipo mezz’ora, ho lasciato perdere, il film mi faceva troppo pensare ai film degli anni ottanta con Pierre Cosso, allora con due amici abbiamo fatto un giro, siamo andati a berci un bicchiere di limone e sale.

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