domenica 20 luglio 2014

Diario festivaliero - giorno #6

Alle nove meno un quarto, ieri, ho chiuso la libreria, ho preso la bicicletta e ho pedalato verso l’arena del festival, ma prima mi sono fermato a una fontanella per riempire una bottiglietta d’acqua. Ero tutto contento perché avevo appena ricevuto un’altra di quelle cartoline anonime che mi arrivano in libreria ogni tanto, questa:



quando sono arrivato e mi sono seduto nel posto che mi aveva tenuto una mia amica me la sono riguardata, la cartolina, poi ho tirato fuori il sacchetto con la mia cena dentro, ho chiesto scusa ai vicini, e ho cominciato a mangiare proprio mentre cominciava il primo cortometraggio. S’intitolava Scolpire il tempo, e mi è sembrato un po’ un esercizio di stile, alla mia amica non è piaciuto per niente, continuava a sussurrarmi nell’orecchio Ma a chi è rivolto un film del genere? Ma chi si credono di essere? Me li immagino che poi s’incontrano e si fanno i complimenti a vicenda, eccetera, io le ho detto Guarda che scrivo tutto quello che dici, e lei mi ha fatto una linguaccia. Il secondo corto s’intitolava Boulevard des italiens, era simpatico, la mia amica non ha avuto niente da ridire. Poi hanno proiettato il documentario di Gianni Amelio intitolato Felice chi è diverso, una raccolta di interviste, di filmati di repertorio e di riflessioni sui pregiudizi e le angherie che hanno subito gli omosessuali in Italia nell’ultimo secolo, più o meno, è stato molto interessante, c’era anche un intervento di Paolo Poli, diceva Paolo Poli che gli eterosessuali vivono una vita noiosa, si sposano e poi si svegliano ogni giorno accanto alla stessa persona, che noia, e mi è sembrato che le coppie del pubblico si muovessero a disagio sulle sedie, ma forse era solo un’impressione mia. Quando è finito la mia amica è andata a dormire, e accanto a me si è seduta una ragazza bellissima, con i capelli corti e neri, odorava di olio abbronzante e crema Nivea. Avrei voluto scambiarci quattro chiacchiere ma subito dopo il documentario è cominciato il lungometraggio di Sebastiano Riso, Più buio di mezzanotte s’intitolava, e raccontava di Davide, un ragazzino catanese che scappa di casa perché suo padre non accetta la sua omosessualità, il film mi è piaciuto molto, anche se ogni tanto mi distraevo, tenevo d’occhio la ragazza bellissima seduta accanto a me, inspiravo il suo profumo di crema per le mani eccetera. Poi proprio quando pensavo che anche lei si voltasse ogni tanto per scambiare un’occhiata con me, la ragazza ha cominciato a parlare da sola, cioè non da sola, con il film, ripeteva certe battute, faceva alcune considerazioni fra sé e sé, dialogava con i personaggi, e quando alla fine del film con il presentatore sono saliti sul palco il regista e il piccolo protagonista del film, la ragazza ha continuato a sottolineare quello che dicevano sul palco, diceva Eh, Infatti, Vero, Giusto, Bravo, e poi è andata via. Poi al solito quando tutto è finito e gli altri miei amici si preparavano per la serata vera e propria io ho preso la bicicletta e sono andato a letto, ovviamente, era pure sabato, figurati.

2 commenti:

  1. ho cercato un "R4" nascosto tra le bolle sulla cartolina, tu ce l'hai trovato?
    g

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