giovedì 13 novembre 2014

5° DI4RIO - 2/36

Dopo colazione, stamattina, pensavo di concentrarmi su una cosa e invece ha cominciato a suonare il citofono, prima era la ditta che pulisce le scale, poi il postino, poi la pubblicità, poi l’elettricista che doveva aggiustarli, i citofoni, perché si vede che a forza di usarli li avevano rotti. Poi ha squillato il telefono, era un numero che non conoscevo, e io sono in quella fase della vita in cui da una telefonata mi aspetto solo il peggio, la richiesta di un favore, un cazziatone, una cattiva notizia, non mi aspetto mai per esempio che sia una bella ragazza o un’eredità. Comunque ho risposto, era l’avis, mi hanno chiesto se domani posso andare a donare il sangue, gli ho detto Certo, ci vediamo domani, anche se l’ultima volta ci sono rimasto male, c’era un dottore che sbuffava e pareva mi stesse facendo un favore a farmi donare il sangue. Poi ho fatto una passeggiata in centro, camminando ho sentito una ragazza dire al telefono “un’ora è fatta di sessanta minuti!”, e un ragazzo dire a un suo amico “non ci riesco proprio a vederlo come un essere umano, capisci?” Poi sono passato davanti a un ristorante, lì davanti c’era un cameriere che mi ha detto “Lunch, mister? Lunch?”, e questa cosa che a volte mi scambiano per uno straniero a me sta benissimo, devo dire. Più avanti c’era una ragazza con un grosso labrador, lì vicino c’era una spiaggetta, e il labrador appena l’ha vista si è lanciato in acqua, era felicissimo, la padrona invece si è messa le mani nei capelli, ha detto “no! Devi salire in macchina!” Più avanti ancora, all’altezza della fonte Aretusa, fra i passanti si aggiravano due grosse oche, e visto che avevo l’iPod a portata di mano le ho fotografate.



Poi mi sono seduto sugli scalini di una chiesa a godermi il sole, solo che dal nulla sono comparsi due tizi superaccessoriati che stavano girando tipo un documentario e mi sono saliti praticamente addosso, e allora ho fotografato anche loro.



Di pomeriggio dopo pranzo un po’ ho dormito, un po’ ho pensato di andare a svuotare il sacco del vetro per liberarmi delle formiche, un po’ ho fatto alcune cose mie. Poi ha suonato il telefono, mi volevano in libreria per dare una mano e io ci sono andato. Verso le otto mi ha chiamato mio fratello e insieme siamo andati da mia madre, che aveva fatto le pizze, abbiamo mangiato insieme e quando siamo tornati a casa mi scoppiava la pancia. Ho pensato Quasi quasi vado dritto a letto, e poi Ah, no, aspetta, devo aggiornare il diario. Ecco, l’ho fatto, adesso posso andare.

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