martedì 9 dicembre 2014

5° DI4RIO - 28/36

Oggi quando mi sono svegliato faceva troppo freddo per uscire dal letto, e visto che non lavoravo me la sono presa comoda, solo che mi sono ricordato che dovevo fare un po’ di cose, e allora mi sono alzato e mi sono lavato. Mentre facevo colazione ho letto qualche pagina del Bar delle grandi speranze di Moehringer, e sono rimasto un po’ così quando ho trovato un “piuttosto che” errato come quelli che si usano adesso, ma magari mi sbaglio. Dopo ho messo i Riptides a tutto volume e mentre mi preparavo ho pensato Adesso vado a fare la spesa, poi alle Poste e poi a correre. Fuori è stato un piacere pedalare al sole senza un pensiero al mondo, peccato che dopo il supermercato sono andato alle Poste centrali dove ho trovato un impiegato, forse il direttore, che litigava con un gruppo di vecchi, allora ho fatto dietrofront e ho preferito andare all’altro ufficio postale. Lì però non funzionava la macchinetta che distribuisce i numeri, e ho pensato Nooo, si torna agli anni Novanta con i furbi che saltano il turno eccetera, comunque mi sono messo lo stesso in fila e devo ammettere di essere rimasto piacevolmente colpito, siamo stati bravi, nessuno ha fatto il furbo, ogni tanto qualcuno entrava e chiedeva gentilmente “chi è l’ultimo?”. Quando sono uscito ero così contento che sono andato in piazza a sedermi sugli scalini della chiesa a prendere il sole e a guardare i turisti in maniche corte che se la godevano, ho pure fatto una foto:



E mentre stavo lì beato pensavo Ma non dovevi fare altro stamattina? Cosa stai dimenticando? Poi mentre tornavo a casa mi sono ricordato: dovevo andare a correre; vabbè, mi sono detto, caso mai più tardi. Dopo pranzo ho sfogliato le scansioni del New York Times uscito il giorno dopo l’omicidio di John Lennon, poi ho dormito un po’, e quando mi sono svegliato ho letto quello che mi aveva scritto una ragazza, una storia divertente che le era successa anni fa, poi sono andato a correre. Lì scegliendo un podcast a caso tra quelli che avevo nell’iPod mi è capitata la storia di Walt Disney, ero al settimo cielo, e infatti è stata molto, molto interessante, parlava anche degli attriti fra Disney e Stravinsky. Poi a casa dopo la doccia ho aiutato mio nipote a fare gli esercizi di inglese e quando abbiamo finito ho provato a convincerlo che un film come Terminator Salvation non è adatto a un bambino di sette anni, ma ovviamente più gli spiegavo perché, più a lui veniva voglia di vederlo, quindi credo che dovrò inventarmi qualcos’altro, vediamo.

13 commenti:

  1. Gaah... Maniche corte... Qui oggi siamo sottozero :/

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  2. Sul "piuttosto che" sicuramente non ti sbagli, ormai è una piaga.

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  3. Nei Novanta c'era un certo fermento. Dovevamo spaccare il mondo per impedirgli di diventare come poi ce lo ritroviamo oggi...non potevamo permetterci il lusso di perdere tempo appresso alle file.
    Poi le cose non sono andate come volevamo, poi sono arrivati i numeretti, e adesso funzioniamo alla grande anche senza numeretti.

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  4. Quando leggo di tuo nipote, penso che sia fortunato ad averti come zio, e viceversa :)
    L.

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  5. ma come davolo è che da voi fa sempre caldo? ma dov'è la giustizia geografica, santo cielo?!?!

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  6. Scusate, sono l'unico a leggere i ritmi distesi del nostro beniamino e a interrogarsi poi sulla c@%/o di vita frenetica e performante (brrr) che ha scelto di fare?!
    G

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  7. Grazie anonimo.
    Ovviamente "ha scelto" è un errore di digitazione, intendevo "ho scelto".
    Stefano, una domanda che mi ronza in testa: ma non ti annoia la vita quieta?
    G

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    1. L’attività frenetica, a scuola o in università, in chiesa o al mercato, è sintomo di scarsa voglia di vivere. La capacità di stare in ozio implica una disponibilità e un desiderio universale, e un forte senso d’identità personale.
      (Robert Louis Stevenson)

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    2. Ahahah, sottoscrivo la frase di Stevenson riportata dall'anonimo!

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  8. Mediterò e continuerò a leggere, cercando di capire come sedare questa inquietudine di fondo, che non mi lascia stare "fermo".
    Ribadisco ancora una volta: bello leggerti.
    G

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