mercoledì 10 dicembre 2014

5° DI4RIO - 29/36

Appena sveglio, stamattina, ho capito subito che ieri sera non avrei dovuto fare lezione a mio nipote in accappatoio, perché ero raffreddatissimo e costipato di muco, ho pensato E chi si muove dal letto?, ma poi mi sono ricordato che dovevo andare al lavoro, allora mi sono fatto forza, ho mangiato, ho messo in una tasca del giubbetto il telefono, nell’altra un pacchetto di fazzolettini, e sono uscito. Per strada, a un semaforo, una signora da una macchina mi ha fatto segno di avvicinarmi, “Senta, prima le è caduto qualcosa” mi ha detto. Ho controllato le tasche, avevo perso i fazzolettini di carta mannaggia, però ho ringraziato la signora che era stata così gentile da avvertirmi. Al lavoro non avevamo internet, e allora ho trascorso gran parte della mattinata al telefono col tecnico della Telecom, un signore anche lui gentilissimo e dall’accento calabrese che però non ha risolto il problema, e allora tra una soffiata di naso e l’altra ho letto moltissime pagine del Cerchio di Eggers. Poi a casa dopo pranzo ho preparato il caffè che ho bevuto mentre svuotavo la casella email, ho risposto ai messaggi in sospeso e ho archiviato tutto, un tale senso di pulizia, di libertà, ho provato nel vedere quella casella vuota, che ho registrato un’immagine dello schermo:



Poi ho dormito qualche minuto, dopodiché sono tornato al lavoro con il raffreddore peggiorato, non ricordavo che un naso potesse colare così tanto e con così poco preavviso. In libreria sono arrivati alcuni libri di progettazione di edifici antisismici, ho pensato Scommetto che se ne apro uno a caso capisco di cosa parla, ho aperto a caso, ho trovato questa frase: “La progettazione procede individuando innanzitutto la coppia periodo smorzamento (due lettere greche) che, dato lo spettro elastico di progetto allo SLV, e compatibilmente con i tipici intervalli di variazione usualmente adottati (formule integrali), permette di ricavare l’accelerazione spettrale S, ecc. ecc.”, niente, ho richiuso subito, lasciamo perdere, ho pensato. Oggi pomeriggio il tempo sembrava non passare mai. È successo di tutto, un signore di Roma si è fatto cambiare cinque volte le buste, al telefono la Telecom mi chiudeva il telefono in faccia e via dicendo, e quando ho controllato mancavano ancora due ore alla chiusura, Si vede, ho pensato, che quando uno ha l’influenza il tempo rallenta. Dopo il lavoro ho incontrato un amico in un posto che vende birra artigianale, chiacchierando abbiamo bevuto tre birre a testa, alla fine ero praticamente ubriaco, mentre tornavo a casa con la bici sbandavo, e arrivato a casa ho cenato con pochissima roba, del pane, una carota, una mela, non avevo fame, e non vedo l’ora di infilarmi a letto, cosa che farò trenta secondi dopo avere spento il computer, buonanotte.

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