giovedì 11 dicembre 2014

5° DI4RIO - 30/36

Stamattina mi sono svegliato uno straccio, in parte per colpa dell’influenza, e in parte, credo, per colpa delle troppe birre di ieri sera, si vede che non sono abituato a bere. Comunque ho provato a reagire, ho fatto colazione, poi ho fatto la doccia, ma niente, stavo a pezzi ed ero ancora pieno di muco, e visto che oggi non dovevo andare a lavorare sono tornato a letto e lì sono rimasto fino a poco fa. A letto più che altro ho dormito, e quando non dormivo pensavo a occhi chiusi, anche perché non riuscivo nemmeno a leggere, e allora ho pensato alle campane che si sentono ogni tanto da casa mia, e solo oggi, dopo tutti questi anni, ho realizzato di non sapere da quale chiesa venga il suono di quelle campane, ogni volta che mi veniva in mente un possibile campanile pensavo Ma no, è troppo lontano, mistero. E la stessa cosa vale per il gallo, o i galli, che cantano all’alba, e all’asino che raglia di tanto in tanto, Chissà dove abitano questi animali?, mi sono chiesto. E attraverso il tetto sentivo muoversi i cinesi che abitano sopra di me, mi sono ricordato che ogni mattina alle quattro e mezza si sente suonare una sveglia, e subito dopo si sente un gran fracasso, come se per spegnerla lanciassero la sveglia contro un muro, e questa cosa succede ogni benedetta mattina. E ho ascoltato i vicini che portavano in giro i loro cani e passavano sotto la mia finestra, e tutti, nessuno escluso, parlavano con i propri animali, facendo anche ragionamenti abbastanza complessi, soprattutto quando si trattava di convincerli a fare i bisogni; e tra loro c’era pure la signora che, non me lo dimenticherò mai, quando il mio cane era ancora vivo mi aveva chiesto con una punta di fastidio quanto vivono di solito i cani come il mio, e io per dispetto le avevo risposto “Trenta, a volte anche quarant’anni” facendola disperare. Poi in serata sono riuscito ad andare in cucina dove ho preparato un paio di uova fritte, e mentre le mangiavo ho ascoltato la radio, c’erano i Tre allegri ragazzi morti che parlavano e suonavano, hanno suonato Occhi bassi, e poi La mia vita senza te, e io mi sono commosso, non so perché, una cosa che ho notato è che quando ho l’influenza mi commuovo più facilmente, piango per un nonnulla. E ora basta, fra poco torno a letto, domani mattina già so che starò in forma, ma ci voleva proprio una giornata di niente come quella di oggi, grazie chiunque l’abbia resa possibile.

1 commento:

  1. Alle ore 23 e 24 minuti di ieri ci hai commossi, Stefano.

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