martedì 12 maggio 2015

Tra i polli



Una mia amica mi ha regalato questo libro del 1929, un libro che a leggerlo succede una cosa strana, in testa le parole le sento come se fossero pronunciate dal signore che leggeva le notizie dell'Istituto Luce. Poi mi piace la cura tipografica all'interno, con appena ventisei righe per pagina, un interlinea spazioso, i margini larghi, il carattere stampato in modo da contrastare nettamente sullo sfondo. E poi c'è la traduzione che ovviamente è datata, e se apro a caso il libro trovo delle espressioni che ormai non le usa più nessuno. Per esempio, apro a caso, pagina 79, leggo:
"Entrate" disse quella persona con piacevolezza.
Oppure, a pagina 156 leggo:
Mentre ella si levava, guardai il libro che aveva deposto a faccia in giù accanto a lei.
E qualche riga sotto:
Mi corse un fremito.
Oppure a pagina 96:
Io rimasi con un presentimento plumbeo di altre tristi cose in serbo.
E poco sotto:
Un lieve spasimo turbò lo sguardo d'intento rispetto di Fillide.

2 commenti:

  1. E una delle mie preferite, come sai: le «scarpe di cuoio patentato»!

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