venerdì 10 luglio 2015

Diario festivaliero, giorno 1

Ieri sera intorno alle otto ho fatto una doccia e sono uscito. Ero contento perché nessuno mi aveva chiesto di prendergli il posto, poi mentre entravo in un panificio per comprare qualcosa da mangiare mi ha scritto un'amica, "mi prendi un posto?" mi ha scritto, "no" le ho risposto. Nel panificio ho preso un arancino, il ragazzo dietro al banco mi ha detto "è al burro", "ok" ho detto io, "sicuro? È al burro", ma alla fine sono riuscito a farmelo mettere in un sacchetto, sono risalito sulla bici e sono corso verso l'arena. Ero in anticipo, l'arena era ancora vuota, e mentre mangiavo il mio arancino sono arrivati due tizi alti che con tutti i posti liberi si sono messi davanti a me. Allora mi sono spostato in un altro posto con la visuale libera, nell'attesa che cominciasse il festival uno dei due uomini alti si è fatto un sacco di selfie, l'altro invece si è acceso un sigaro. Poi quando li ha raggiunti un terzo amico quello del sigaro ha detto "ti dà fastidio il sigaro?", e quello nuovo ha detto "no, anzi! Mi piace il profumo che fa". Poi è salito sul palco il presentatore per fare un riassunto della serata, e io ho cercato nella borsa gli occhiali da vista, ma niente, dramma, li avevo dimenticati a casa. Dopo sono cominciati i cortometraggi, ne hanno proiettati cinque, tutti abbastanza belli, soprattutto "Canile" mi è piaciuto molto, un'allegoria spinta, mi viene da dire, della situazione degli esodati; e "Teatro", un corto spagnolo proiettato in lingua originale con i sottotitoli, che bello. Poi è arrivata una mia amica, e insieme abbiamo visto il documentario di Emergency intitolato "Articolo 32", molto interessante anche quello, parlava dell'accoglienza dei migranti soprattutto dal punto di vista sanitario, e ogni tanto intervistavano anche la figlia di Gino Strada, e ogni volta che appariva la figlia di Gino Strada stava fumando una sigaretta, quando il documentario è finito la mia amica mi ha detto in un orecchio "certo che la figlia di Gino Strada fuma parecchio". Poi anche se era tardi ho visto il lungometraggio "Se Dio vuole", una commedia simpatica, divertente, e alla fine del film il presentatore è salito sul palco insieme al protagonista del film, Marco Giallini, e al regista, Edoardo Falcone. Giallini aveva bevuto, continuava a ripetere di essere ubriaco, si è pure acceso una sigaretta, e poi ha raccontato che una volta era a Central Park, si era acceso una sigaretta anche lì, e una poliziotta di colore gli ha detto di spegnerla tenendo una mano sulla pistola, "Morale", ha detto Giallini, "l'Italia è il paese più bello del mondo". Tutti quanti hanno applaudito, era ormai l'una di notte, io ho preso la bicicletta, ho salutato la mia amica e sono tornato a casa.

1 commento:

  1. Considera che io, a washington, le ho sentite da un vigile per aver attraversato fuori dalle strisce pedonali in una zona a traffico limitatisssimo dove ovviamente non c'era nessuno.

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