sabato 11 luglio 2015

Diario festivaliero, giorno 2

Ieri sera ho perso il primo spettacolo perché una mia amica aveva organizzato una festicciola per inaugurare la sua casa nuova e io ci sono andato. Casa sua era vicino all'arena dove fanno il festival, perciò mentre mangiavo, con un orecchio ascoltavo l'amplificazione del festival pronto a carpire la fine del primo film. E infatti quando è partito l'applauso mi sono alzato, ho salutato tutti, ho ringraziato e me ne se sono andato, anche se la mia amica ci è rimasta male, mi ha dato del maleducato e dello scroccone, in pratica, ma vabbè. Arrivato all'arena ho legato la bici e mi sono seduto mentre il regista del primo film, un film sulla prima guerra mondiale, sul palco stava dicendo che il generale Diaz era molto meglio di Cadorna. Poi hanno trasmesso due cortometraggi, e appena cominciato il primo il tizio dietro di me mi ha chiesto se potevo piegarmi verso destra perché non ci vedeva, e io mi sono voltato e l'ho guardato come per capire se stesse scherzando. Comunque mi sono alzato e sono andato a sedermi in prima fila, che era deserta, forse perché erano tutti posti riservati, io mi ci sono seduto lo stesso. Il primo cortometraggio s'intitolava "Jarovoe" e non l'ho capito molto, fortuna che poi il regista, un ragazzo siciliano, è salito sul palco e ha spiegato che il suo film raccontava perché il protagonista si era fatto crescere la barba, mi piaceva come parlava il regista, in maniera molto pacata. Il secondo cortometraggio s'intitolava "Istruzioni per l'uso" e raccontava, apparentemente, le difficoltà di un'anziana coppia a montare una scrivania dell'Ikea. Poi è salito sul palco il presentatore che ha chiamato anche l'attore protagonista del lungometraggio che veniva dopo, l'attore è venuto di corsa dopo un po', aveva il fiatone, ho notato che ogni volta che deve salire qualcuno sul palco prima devono chiamarlo, trovarlo, "dov'è?" dicono, "arriva?", chissà perché. Poi è cominciato il film, che s'intitolava "Fino a qui tutto bene", all'inizio non mi è piaciuto, mi sembrava il classico film popolato da personaggi ventenni che urlano e che anche se sono squattrinati hanno grosse macchine che sembrano appena uscite dal concessionario, e invece piano piano mi stava cominciando a piacere, solo che all'improvviso è andata via la luce in tutto il centro storico, c'è stato un black out. E dopo un rapido dialogo con me stesso ho deciso di approfittarne per andarmene, si vedeva che non era giornata, e poi ci ero rimasto male perché la mia amica mi aveva mandato a quel paese, così ho preso la bici e sono andato a casa, era così bello pedalare nel buio assoluto, non si vedeva a un palmo di naso. Quando hanno rimesso la luce stavo incrociando un ragazzo e una ragazza che camminavano tenendosi per la vita, appena si sono accesi i lampioni hanno detto "no, peccato!", come dargli torto.

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