mercoledì 15 luglio 2015

Diario festivaliero, giorno 6

E ieri sera sono riuscito ad andarmene dalla libreria molto tardi, continuava a entrare qualcuno, era una di quelle sere in cui mi viene da dire ad alta voce, "ma non ce l'avete una casa?", comunque ho fatto in tempo a prendere qualcosa da mangiare e andare a sedermi davanti allo schermo. Dopo un po' hanno cominciato a proiettare i cortometraggi, uno, intitolato "Nuvola", tradizionale, mi è piaciuto, gli altri erano un po' troppo sperimentali per i miei gusti, usavano tecniche miste, e la storia non si capiva bene, ma lo dico per l'ennesima volta è tutta colpa dei miei mezzi limitati. Poi hanno proiettato un lungo documentario sul cammino di Santiago intitolato "Sei vie per Santiago", che raccontava sei storie di gente che ha fatto il cammino di Santiago. E ecco, non vorrei offendere nessuno, però magari il documentario voleva mettere voglia al pubblico di fare il cammino prima o poi, a me ha causato l'effetto opposto, mentre lo guardavo ho promesso a me stesso che non lo avrei mai fatto, c'erano tutti questi scoppiati che cercavano la pace camminando per tutti quei chilometri procurandosi vesciche e tendiniti, gli americani che pronunciavano camino "camin-aw", e poi un sacco di preti e crocifissi e preghiere e simbologie cattoliche a non finire, ma ecco, mi fermo, non voglio offendere nessuno. Poi hanno proiettato un film che mi è piaciuto moltissimo, s'intitolava "Short skin" e raccontava la storia del diciottenne Eduardo e dei suoi problemi e delle sue insicurezze con le ragazze perché ha il prepuzio troppo stretto. Poi alla fine è salito sul palco il presentatore con il regista, quando hanno chiesto al pubblico se c'erano domande io avrei voluto chiedere perché il protagonista prestava alle sue amiche "Norwegian wood", il romanzo di Murakami, ma mi vergognavo, allora ho detto nell'orecchio a una mia amica seduta accanto a me, "gli chiedi perché proprio Norwegian wood?", e lei è stata carina, ha alzato la mano e gliel'ha chiesto, e il regista ha risposto che era un caso, ma un caso fortuito. A quel punto ho potuto prendere la bici e tornare a casa.

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