sabato 15 agosto 2015

L'elenco del sesso e della droga

«Ma allora come bisogna fare?» chiede la signora. «Come facciamo a far leggere i giovani?»
Lui fa un profondo sospiro.
«Lei lavora nella scuola, immagino.»
«Insegno nederlandese al liceo.»
«Come temevo. Nella sua domanda sento l’altro grande equivoco, ovvero che bisogna far leggere i giovani – o i vecchi, o gli invalidi, o i vegetariani. Non serve a nulla. Non dobbiamo far leggere proprio nessuno, così come non dobbiamo far andare al cinema, far ascoltare musica, far avere rapporti sessuali o far bere alcolici. La letteratura non è adatta alla scuola. Piuttosto rientra nell’elenco che ho appena fatto. L’elenco del sesso e della droga, di tutte le cose che ci danno piacere senza essere imposte dall’esterno. Un elenco di letture obbligatorie! Come si può concepire qualcosa del genere?»
«Ma quello che dice non è assolutamente possibile! Se non avviciniamo la letteratura ai ragazzi, presto non leggerà più nessuno.»
«Se mi consente le racconto un altro aneddoto. [...] In casa mia all’epoca non c’era niente da leggere. I miei genitori non avevano una libreria. A un certo punto ho iniziato a leggere. A casa, con un libro sulla sedia, alla luce dell’abat-jour. “Di nuovo a leggere un libro?” mi chiedeva mio padre. “C’è bel tempo, perché non esci a giocare a pallone?” Quando mi dava il bacio della buonanotte, mia madre controllava che non tenessi nascosto un libro sotto il cuscino. “Non voglio che ti rovini gli occhi” diceva, e mi accarezzava i capelli. [...] Poi finalmente si mettevano a letto e io riaccendevo la luce. Leggevo fino a tardissimo, e la mattina non mi alzavo neanche con le cannonate. Le ore di scuola le passavo principalmente a dormire, ma non mi importava proprio niente. Gli sproloqui dei professori non reggevano il paragone con tutto ciò che avevo letto di notte nei libri. Perché non esci a giocare a pallone? Non voglio che ti rovini gli occhi. La miglior lezione di letteratura possibile. Non occorre altro per fare in modo che uno legga.»



[Herman Koch, Caro signor M., traduzione di Giorgio Testa, Milano, Neri Pozza 2015, p.107-108]

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