mercoledì 25 novembre 2015

Ci conosciamo?

C'erano due o tre vecchietti che giocavano a carte e poi c'era lui, un tizio che tutti chiamavano: il latitante.
Stava sempre davanti l'entrata con le mani ai fianchi, i pantaloni a zampa di elefante, una camicia a fiori che lasciava scoperto il petto villoso e un enorme crocifisso d'oro. Aveva dei baffoni messicani. Si offendeva facilmente e qualsiasi cosa dicevi o facevi la vedeva con sospetto.
Lo salutavi e lui: che ci conosciamo?
Non lo salutavi e lui: non si saluta?
Una volta uno gli ha chiesto se avesse un accendino, e lui: perché secondo lei io un accendino non me lo posso permettere?
Quello gli ha detto ma no, volevo solo accendere... lei fuma? E lui: e perché non dovrei fumare? Che ho l'aria del malato?
E quello di rimando, le ho chiesto solo da accendere, tutto qua... e lui: tutto qua in che senso?
Volevo solo accendere e basta... e lui: in che senso basta?
Va bene, non fa niente, non si preoccupi... e lui: ah mi devo preoccupare? Ho l'aria di uno che si preoccupa? Tutto preoccupato sono...



[Nino Vetri, Il Michelangelo, Palermo, Sellerio 2015, p.21-22]

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